Protesi d’anca parkinson

Protesi d’anca e riabilitazione nel Parkinson

Dopo una diagnosi di Parkinson, ci si chiede cosa fare per gestire e combattere la malattia in generale. Ma ci sono situazioni particolari che, per chi ha il Parkinson, vanno affrontate nell’ottica giusta. Come nel caso di dover programmare una protesi d’anca.

Ne parliamo con David Di Segni, fisioterapista della Mdm Fisioterapia, che da anni si occupa di riabilitare pazienti con Parkinson.
Per David di Segni occorre lavorare sugli aspetti psicologici oltre a cercare soluzioni specifiche, come programmare una protesi d’anca.

Salve dottor Di Segni, benvenuto. Perché ha deciso di lavorare e inserirsi nel mondo del Parkinson?

Salve a tutti. Grazie per l’opportunità e per l’interesse verso la riabilitazione. A mio parere rappresenta il 50% della cura per il Parkinson, assieme alle cure mediche (medicine, integratori, chirurgia, ecc.). Ho iniziato ad occuparmi di Parkinson, già durante il mio corso di Laurea presso l’ospedale in cui effettuavo il tirocinio. Lì, si trattavano molti pazienti affetti da questa grave patologia.
Ciò che mi stupiva era la grande forza di volontà che riscontravo in tanti di loro. La voglia di “scacciare via” la malattia utilizzando il mezzo fisioterapico. Un mezzo che forniva di volta in volta strategie per poter sopperire alle difficoltà dovute alla malattia.
In particolare, dopo la laurea ho iniziato a seguire questa malattia dal punto di vista ortopedico. Per prima cosa, contrastare i sintomi della malattia e le loro conseguenze dovute, ad esempio, a una deambulazione errata. Conseguenze a cui, spesso, si associano sintomi di natura ortopedica caratteristici dell’età, come l’artrosi.

Parliamo dell’artrosi e come si può combattere

L’artrosi è un processo degenerativo della cartilagine articolare. Può colpire uno sportivo che ha “abusato” del proprio corpo per un gesto atletico… Basti pensare all’artrosi del ginocchio in un calciatore. Così come può colpire un soggetto in età matura proprio in concomitanza con esordio della malattia di Parkinson.
Generalmente, nel soggetto sano si tratta l’artrosi cercando di combatterla in due momenti diversi.

  • Fase iniziale: il paziente ha dolore a una articolazione come anca e ginocchio. Quindi si prova a migliorare la sintomatologia mediante terapia Fisioterapica e terapia infiltrativa. Si cerca di far “maturare” l’artrosi e permettere al paziente di continuare una vita normale, senza intaccarne la qualità.
  • Fase avanzata: si lavora con tecniche chirurgiche che permettono la completa o parziale sostituzione dell’articolazione. Una protesi d’anca può eliminare il problema alla fonte e ridare una qualità di vita soddisfacente al paziente. È importante a questo punto una Fisioterapia Riabilitativa incisiva, che metta il paziente nelle condizioni di deambulare correttamente.

C’è anche un altro aspetto molto importante che riguarda la durata della protesi e sopratutto l’età del paziente. Infatti, la protesi d’anca può durare circa 15-20 anni dato che i nuovi materiali sono molto promettenti. Quindi, una protesi d’anca precoce, espone il paziente a un intervento di revisione in un età medio avanzata.
Si ritiene perciò preferibile approcciarsi all’intervento in un’età compresa tra i 68-73 anni. Questo perché, vista l’età media di vita, si ipotizza che non ci sarà bisogno di un intervento di revisione.

Cosa cambia nel soggetto con Malattia di Parkinson affetto da artrosi all’anca?

Dal punto di vista strettamente chirurgico non cambia assolutamente nulla, viste le tecniche utilizzate per la protesi d’anca. Cambia però completamente dal punto di vista riabilitativo.
Infatti, nel soggetto sano si cerca di arrivare alla protesi d’anca in tempi successivi, facendo “maturare” l’artrosi. Invece, in presenza di Parkinson, sarà opportuno invertire la visione, e trattare la patologia in una fase iniziale.
Questo perché, col progredire della malattia, diverrà più complessa la fisioterapia di riabilitazione.
Il percorso riabilitativo si avvale di terapia in acqua e a secco, con esercizi volti al recupero del tono muscolare, e stabilizzazione. L’obiettivo è ridare al paziente protesizzato una vita assolutamente normale, priva di dolore e piena facoltà di deambulare.
Nel caso di soggetti anziani affetti da Malattia di Parkinson, sarà necessario un approccio diverso. Si prevederà, infatti, una protesi cementata, una tecnica riservata a persone molto anziane. La protesi d’anca cementata permetterà di accorciare i tempi di degenza a letto e iniziare precocemente la riabilitazione motoria.
La scelta della tecnica chirurgica spetta sempre al medico ortopedico che deciderà caso per caso. Meglio se in accordo con il suo team riabilitativo, sceglierà quale modalità e tipologia di protesi d’anca sarà meglio tollerata dal paziente.

Quanto dura la riabilitazione post intervento di protesi d’anca?

Non è facile rispondere a tale domanda, purtroppo… dipende!
I fattori in gioco sono molti, e l’esperienza del fisioterapista è fondamentale per la buona riuscita della protesizzazione. L’età del paziente e gli anni di Parkinson giocano un ruolo molto importante per la corretta esecuzione degli esercizi. Quindi, le tempistiche vanno da 30 giorni a 3 mesi e sarà fondamentale l’apporto affettivo e pratico della famiglia.
Se la chirurgia è stata eseguita in maniera ottimale, comunque, i tempi saranno corti.
Altro aspetto davvero importante è certamente la corretta gestione post chirurgica del paziente da parte dei familiari e del personale di supporto (badanti). Esistono infatti una serie di movimenti e posizioni che devono essere rispettati, per non incorrere in complicazioni. Come lussazioni o sublussazioni, oltre a una precoce usura della stessa protesi d’anca.
Il Personale Riabilitativo, dovrà informare e formare i familiari sugli aspetti gestionali, una volta che il paziente sarà a casa.
Quindi, in definitiva, dal punto di vista riabilitativo, consiglio sempre di occuparsi precocemente del problema di Artrosi all’anca o Ginocchio. Comprendo paure e incognite, ma questo tipo di approccio medico va assolutamente considerato per non avere problemi in futuro.

David Di Segni
Fisioterapista – Posturologo

Laureato nel 2003 presso l’Univerità degli studi di Roma “La Sapienza” con votazione di 110 e lode in Fisioterapia.
Ha lavorato da sempre in campo Ortopedico, respiratorio.
http://www.mdmfisioterapia.it/david-di-segni/
Mdm fisioterapia Roma
http://www.mdmfisioterapia.it
06/68808629

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